Statua del leone di Valletta, simbolo dell'isola di Malta

La (in) sostenibilità del turismo a Malta | Karsten Xuereb

Malta è tra le destinazioni con la più alta concentrazione di turisti del Mediterraneo. Karsten Xuereb, ricercatore e docente maltese su cultura e turismo delle aree euro-med spiega alcune dinamiche che rendono la sostenibilità difficile, ma non impossibile.
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Per capire come si muovono destinazioni turistiche più affollate sul tema della sostenibilità ci siamo confrontati con il turismo di Malta.

Karsten Xuareb, ricercatore e docente dell’Università di Malta, esperto del patrimonio culturale dell’area Mediterranea, con all’attivo diverse attività e progetti comunitari nel campo della sostenibilità, ci ha raccontato del suo Paese e dei recenti sviluppi sul tema.

Malta oggi, con 2,6 milioni di arrivi e oltre 17,4 milioni di presenze l’anno (dati del 2018*), con una crescita del 14% YOY sugli arrivi, una pressione di quasi 2,9 milioni di presenze ogni 100 mila abitanti (sui 595 mila residenti calcolati al 2018), è una delle destinazioni del Mediterraneo con il maggiore affollamento turistico. Capiamo meglio come questa isola, così vicina a noi per storia e tradizioni, sta affrontando il problema del sovraccarico di turisti.

Grazie del tuo contributo ad AperiTurismo Karsten! Raccontaci un po’ di te, chi sei, cosa fai, i tuoi interessi…

Ciao! Mi chiamo Karsten Xuereb, ho 41 anni, sono nato e cresciuto a Malta, ma ho passato alcuni anni di formazione lavorando nell’area Euro-Mediterranea così come in UK e Belgio. Ho passato gran parte dei miei anni di formazione e lavoro nel campo degli studi delle politiche culturali; solo di recente, nel campo e in relazione al turismo.

Foto di Karsten Xuereb sulla sostenibilità turistica a Malta
Karsten Xuereb, Università di Malta

Se posso permettermi, il turismo per me è una sorta di male necessario, considerato che il modo in cui viene praticato richiede un dispendio tale di risorse e di comunità che, in genere, non tiene conto della sostenibilità.

Karsten Xuereb, Università di Malta

Per questo motivo è molto importante entrare in relazione con il settore per cercare di dare un punto di vista su come migliorare le cose. Io provo a farlo cercando di essere attivo nella società civile attraverso la gestione di progetti europei e agendo come volontario con organizzazioni che operano nella cultura, patrimonio culturale e ambiente.

In quali progetti stai operando in questo momento e quali hanno come tema la sostenibilità nel turismo?

Con l’Università di Malta lavoro in diversi progetti sul rafforzamento delle capacità e sulla formazione nel campo del turismo sostenibile. Tra queste: una collaborazione Erasmus+ con un progetto dell’Università di Granada e con un istituto superiore di Portalegre, che si chiama 3Economy; una collaborazione con alcuni partner, tra cui Matera sulla ricerca e formazione che si chiama EU Heritage; il progetto Bluesprout che guarda alla sostenibilità marina e marittima nel turismo e il progetto COSME sul cineturismo che promuove la fruizione delle location cinematografiche in modo più sostenibile . Per l’Inizjamed, un’organizzazione di volontari locali che si occupa del festival annuale di letteratura a Malta, lavoro sul COSME, Creative Europe e progetti Erasmus+ che promuovono le collaborazioni creative e il dialogo interculturale nelle aree Euro-Med.

Perché la sostenibilità è così importante per Malta?

Volendo essere provocatori, uno potrebbe dire che la sostenibilità è tanto importante perché quasi inesistente… il modo in cui la politiche economiche e turistiche vengono concepite ed implementate rispecchiano ancora vecchi modelli basati sulla quantità e visione a breve termine per il profitto di pochi stakeholders rispetto al bene comune. Tutto ciò è visibile e si percepisce nelle aree costiere come Gżira, Sliema e St Julians, le località a me più vicine, che hanno perso la loro memoria e sono state sacrificate per vantaggi politici e imprenditoriali non tenendo conto in nessun modo del patrimonio culturale intangibile o delle crescenti sfide globali derivanti, come ad esempio, quelle dei cambiamenti climatici.

Se dovessimo rovesciare questo trend, dovremmo iniziare ad ascoltare coloro che parlano e ricercano sui temi della sostenibilità ed iniziare a praticare nuovi approcci al turismo.

Potremmo essere d’accordo sul fatto che i primi dibattiti sulla sostenibilità sono iniziati quando Krippendorf (1987) scrisse delle responsabilità del turismo sulla cultura, sulle economie e sull’ambiente, oltre 30 anni fa. Una delle principali barriere per implementare con successo le politiche è stato quello di prioritizzare obiettivi sul breve termine rispetto alle problematiche sociali e ambientali. C’è stata una sorta di mancanza di focus nel preservare e proteggere l’ambiente, rispetto all’ossessione sull’aumento del numero dei turisti.

Purtroppo, le priorità sul breve termine sembrano precedere quelle sul lungo termine che riguardano la società e l’ambiente. Se da una parte il turismo viene usato come mezzo per diversificare e rafforzare le economie locali come quelle di Malta e della Sardegna, dall’altra lo stesso ha spinto le persone a prendere decisioni che compromettono negativamente la società e le risorse naturali delle isole (Gössling & Wall 2007).

 Le origini del fallimento delle politiche turistiche in tema di sostenibilità vengono attribuite ad una varietà di fattori strutturali ed istituzionali. Questi includono lo squilibrio tra un’economia turistica internazionale su larga scala, orientata al consumo, imposta dalla fragile ecologia delle destinazioni delle piccole isole; la preoccupazione dei responsabili politici di aumentare il numero di visitatori piuttosto che di sviluppare un’ecosistema equilibrato; una discrepanza tra i benefici economici del turismo con i costi socio-ambientali; e l’assenza di una misurazione olistica dell’impatto turistico, come segnali di allerta precoce per valutare l’approccio verso soglie socio-ambientali potenzialmente pericolose (McElroy 2002).

Adesso confrontiamo qualche numero! La Sardegna è la seconda regione d’Italia per dimensioni, misura 24 mila km2 e ospita 1.6 milioni di abitanti. Nel 2018 il turismo ha generato 3.3 milioni di arrivi (con una crescita del +7% YOY) e 15 milioni di pernottamenti (con una crescita annua del +6%): la pressione è di 937 mila presenze ogni 100000 abitanti, e un picco stagionale nei mesi di Luglio e Agosto (49% delle presenze complessive dell’anno) con un carico soprattutto costiero. La discussione in questo momento verte su come sviluppare il turismo in modo più sostenibile per le generazioni future e ridistribuire il benessere nelle zone in via di spopolamento, soprattutto nelle aree interne. 

Malta è piccola 316km2 ma con 1 milione di abitanti, tra residenti e temporanei, sia locali che stranieri, e i turisti. Il carico maggiore avviene in estate. I modi più tradizionali di misurazione ci raccontano una crescita del PIL del 6% di anno in anno, tassi di disoccupazione al minimo e un aumento costante dei flussi trimestre per trimestre (per maggiori informazioni sul Turismo a Malta, consultate la nso.gov.mt o il sito di Malta Chamber).

Tuttavia, la qualità della vita dei residenti sta peggiorando, l’importanza dell’agricoltura come componente chiave del nostro sviluppo fisico e sociale è minima e i modelli turistici replicano modelli insostenibili. I recenti sconvolgimenti politici e sociali alla luce degli scandali politici e finanziari della corruzione e della collusione criminale che hanno colpito le autorità nazionali possono essere visti come sintomatici del malessere generale e della diffusa mancanza di visione verso lo sviluppo di un modo di vivere sostenibile (per dettaglio vedi i vari articoli da Times of Malta).

Cosa sta generando questa rincorsa ai numeri?

Il principale risultato sta portando all’overtourism, sovra sviluppo, minacce costanti al patrimonio culturale tangibile e al patrimonio culturale immateriale che purtroppo viene mercificato per un facile consumo turistico. La speranza può risiedere nelle organizzazioni della società civile, nelle piccole imprese e nei ricercatori, compresi gli studenti, che vogliono che le tendenze attuali cambino e stanno discutendo casi concreti su come farlo.

Cosa state discutendo al momento?

Le Nazioni Unite hanno appena dichiarato il 2021 come Anno internazionale dell’economia creativa per lo sviluppo sostenibile. Questo è appropriato e tempestivo e con i miei colleghi stiamo cercando modi per applicare questo contesto internazionale al nostro locale che è molto indietro.

Cosa state facendo nello specifico?

Sul versante positivo, si stanno effettivamente svolgendo numerose azioni a livello micro. Ancora una volta sono le organizzazioni della società civile e le organizzazioni di volontariato che svolgono la maggior parte del lavoro attraverso attività di patrocinio, ricerca, creazione di reti e investimenti in risorse umane e di altro tipo per avviare azioni di sensibilizzazione e coinvolgere la politica in modo costruttivo. La tensione con le istituzioni sponsorizzate e sostenute dallo stato è costante e il caso dei comuni è interessante in questo contesto. Sebbene motivati e gestiti politicamente, i comuni sono consapevoli del degrado in corso nei confronti dell’ambiente e degli ecosistemi sociali e del costante impoverimento e commercializzazione del loro patrimonio materiale e immateriale. Pertanto, sono in una posizione ottimale per applicare l’influenza politica, per una volta, in una direzione positiva.

Ad esempio, sono attualmente coinvolto nello sviluppo di una strategia culturale per i prossimi 5-10 anni per le località di Malta e Gozo, nel mio caso concentrandomi in particolare su Gozo, che è l’isola più piccola vicino a Malta. Le tensioni tra gli attori istituzionali e della società civile sono significative e il settore delle imprese ha un ruolo importante da svolgere per modellare il futuro sulla base delle priorità individuate e stabilite. Ad esempio, il dibattito sulla costruzione di un tunnel tra Malta e Gozo è un esempio emblematico (per ulteriori approfondimenti consultare cultureventure).

Chiesa di Ta Pinu a Gozo, Malta
Basilica di Ta’ Pinu a Gozo, Malta

Cosa bisognerebbe fare per arrivare a dei risultati “tangibili”?

Si può fare molto. Per cominciare, alla luce della situazione politica e sociale a Malta all’indomani dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia due anni fa e della collusione di forze politiche con la criminalità nel mantenere un senso di governo ombra che sostiene ancora più interessi finanziari che vanno contro qualsiasi principio e azione verso la sostenibilità, è indispensabile una revisione dei quadri costituzionali che separano e chiariscono gli interessi politici e finanziari. Questa posizione viene assunta da molti all’interno della società civile e dell’Università di Malta, ed è supportata anche dal settore imprenditoriale con varie camere e organizzazioni che chiedono una radicale revisione.

Ci sono già dei risultati sul fronte sostenibilità?

Molte piccole iniziative sono attuate da organizzazioni non governative. Tuttavia, le azioni sono su piccola scala e piuttosto isolate. A livello nazionale, nel corso degli anni, ci sono stati vari sforzi sostenuti anche da fondi dell’UE per sostenere i programmi di sostenibilità. Un esempio è quello di Eco Gozo, che promuove l’idea di un Gozo sostenibile in termini di sviluppo economico, sociale e culturale incluso il turismo. Tuttavia, come con molti altri enti istituzionali, esiste una superficialità controproducente per ottenere risultati reali. Sfortunatamente molti enti istituzionali sono politicamente motivati sul breve termine, con interessi commerciali e clientelistici annullando qualsiasi risultato reale che si vorrebbe vedere raggiunto.

Come può aiutare la tecnologia, come possono aiutare i residenti?

Questa è una domanda interessante, poiché i ricercatori dell’Università e di altri istituti, in collaborazione con partner internazionali, investono gran parte delle loro risorse nel pensiero innovativo. Lo stesso vale per le organizzazioni della società civile che coinvolgono i residenti. Attualmente sono coinvolto in un progetto locale con partecipazione internazionale per l’uso alternativo della tecnologia e degli spazi verdi nelle località di Malta, spero di essere supportato da fondi nazionali e dell’UE, per sostenere l’uso a lungo termine di risorse naturali e spazi pubblici in piccole, località sovraffollate nella zona del porto. Questo particolare progetto dell’organizzazione denominata CircE, realizzato in collaborazione con i membri della comunità italiana a Malta, si rivolge a pannelli fotovoltaici, giardini sui tetti e altre misure sostenibili nella località di Amrun e dintorni, per coincidenza nella mia città natale. La base del progetto sta adottando i principi dell’economia circolare.

E’ tardi per…, ma siete ancora in tempo per…?

È troppo tardi per recuperare le risorse naturali sprecate e utilizzate in modo improprio. Lo squallore e la distruzione che abbiamo operato sul nostro patrimonio materiale e immateriale non sono reversibili. D’altra parte, siamo ancora in tempo per salvare ciò che resta e forse usare ricerca e istruzione e reti internazionali, per escogitare modi per recuperare ciò che può essere salvato e stabilire nuovi modi per procedere.

Scorcio sulle strade de il centro storico de La Valletta a Malta
Scorcio sulle strade del Centro storico de La Valletta, Malta

In generale, pensi che il turismo possa essere “sostenibile” in qualche modo?

Questa è una ottima domanda! Il turismo è una delle attività più insostenibili, poiché promuove la commercializzazione, la mercificazione, l’abuso di risorse e compromette l’ambiente e la società in cui viviamo. Perché il turismo diventi più sostenibile, è necessario un grande ripensamento che dovrebbe prendere l’iniziativa dalle organizzazioni civili della società e di quelle imprese commerciali che si impegnano a cambiare.

Pensi che i viaggiatori siano pronti a viaggiare in modo più sostenibile?

In generale, i viaggiatori fanno uso delle risorse a loro disposizione. Se vengono messe in atto offerte diverse, è possibile creare un’esigenza e creare un mercato. Un esempio di iniziativa a cui sono coinvolto è La Rotta dei Fenici, un percorso culturale di eccellenza riconosciuto dal Consiglio d’Europa. Questo progetto promuove modi sostenibili e intraprendenti di viaggiare e turismo intorno al bacino Euro-Med, collegando la storia con innovazione, patrimonio con sostenibilità, una visione a lungo termine con misure replicabili in formati su piccola scala, consentendo al contempo a individui e società di migliorare le proprie esperienze con responsabilità. Malta ha recentemente aderito alla rete grazie alla partecipazione di Inizjamed, l’associazione culturale locale di cui ho parlato in precedenza, e Heritage Malta, l’agenzia nazionale per la protezione e la promozione del patrimonio culturale, sulla base di discussioni e azioni rispettose del nostro comune passato con un occhio verso il futuro.

Pensi che la Sardegna e Malta potrebbero trarre vantaggio l’una dall’altra scambiando competenze e buone pratiche sul tema sostenibilità?

Il mio legame personale con la Sardegna risale a qualche anno fa grazie al mio coinvolgimento con le organizzazioni della società civile che mi ha messo in contatto con artisti e attivisti sostenendo un approccio più sostenibile e rispettoso nel condurre le nostre vite nelle isole del Mediterraneo. I collegamenti tra le nostre isole sono interessanti, mettono insieme la mescolanza di culture tra il nord e sud, est e ovest del bacino Mediterraneo. Il livello di collaborazione sembra essere alquanto basso e vi è spazio per una maggiore collaborazione attraverso il collegamento in rete di istituti di istruzione superiore e organizzazioni della società civile che possono lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni. Le possibilità offerte dai programmi dell’UE e dalle reti internazionali possono essere ulteriormente sfruttate.

Per opinioni più correlate sull’argomento, puoi dare un’occhiata a questa intervista su Youtube di un mio collega brasiliano sull’argomento: mentre, Il mio blog personale è CulturalPolicy.blog.

Grazie Karsten!

1 commento
  1. Analisi brillante e accademica ma pratica della situazione a Malta in un contesto Med e Europeo. Speriamo che tanti consigli vanno ascoltati….per il bene di tutti shareholders!

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