Un allestimento a Lollove, borgo in Sardegna, esempio di turismo sostenibile

Turismo Sostenibile in Sardegna, 3 esperienze autentiche e responsabili

Tre testimonianze di innovazione sociale e turismo sostenibile in Sardegna. La trasformazione è appena iniziata! Siete pronti?
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In questo articolo raccogliamo le testimonianze di alcune persone che hanno deciso di realizzare il proprio sogno verso un turismo sostenibile in Sardegna: trasformare luoghi autentici, particolarmente interessanti per le esperienze autentiche che conservano e offrono, in vere e proprie attrazioni turistiche e luoghi di interesse.

Scopriamo insieme tre storie di persone e di luoghi che hanno trovato nel turismo delle esperienze il punto di forza per dar vita a progetti unici e di successo.

Ramona Bavassano – La rinascita turistica di Nuraminis

Ramona Bavassano è una consulente di sviluppo sostenibile delle comunità: il suo lavoro consiste proprio nel lavorare a stretto contatto con le persone per realizzare un progetto di sviluppo della destinazione. Ramona ha già seguito alcuni progetti si sviluppo turistico sostenibile in Sardegna.

Il suo metodo di lavoro consiste nell’attivazione dal basso della comunità, perché prenda consapevolezza di sé stessa, di quella che è la sua identità e di quello che vuole diventare per potersi aprire ad un turismo esperienziale e responsabile, secondo i principi della sostenibilità sociale.

Ramona Bavassano ad AperiTurismo
Ramona Bavassano, ospite di AperiTurismo “Tutti Pazzi per la Sostenibilità, ma…”

Chiaramente questo non è un percorso facile, perché si deve mettere in atto un grande lavoro, necessario per creare un vero e proprio legame di comunità, per sviluppare una coscienza di luogo, cioè la consapevolezza della propria identità ed un sentimento di appartenenza condiviso.

In altre parole sono le stesse comunità a dover capire, anche con un aiuto esterno, ma comunque autonomamente, come essere sostenibili: come preservare la propria identità e cultura per poi aprirsi al turismo con una forza data dalla propria unicità, in maniera consapevole e profittevole da tutti i punti di vista.

Innovazione sociale e Turismo sostenibile in Sardegna, il caso Nuraminis

Nuraminis è un paese del Basso Campidano con circa 2500 abitanti, con un turismo ad oggi praticamente nullo ma con un grande potenziale per un turismo esperienziale e responsabile.

Insieme all’Associazione Terra Cruda, Ramona ha messo in atto un progetto molto ambizioso, chiamato Terre 2030: la prima edizione sperimentale di un laboratorio partecipativo di comunità: Terre2030

Si tratta di un laboratorio aperto, al quale hanno partecipato non solo cittadini di Nuraminis, ma anche persone provenienti da altre zone dell’Isola e della Penisola, ognuno con la propria esperienza e professione (esperti e appassionati di sviluppo sostenibile, architetti, attivisti culturali, artisti, ricercatori ecc.) per dare un contributo specifico alla causa: impostare insieme delle possibili strategie per mettere in atto lo sviluppo socialmente sostenibile di un piccolo comune sardo.

Il team di Terre2030 a Nuraminis - Innovazione sociale e turismo responsabile | AperiTurismo
Il lavoro sul campo del progetto Terre 2030, progetto di turismo sostenibile in Sardegna: passeggiate e discussioni direttamente per le vie del paese, alla scoperta dei suoi luoghi e spazi.

Questo progetto rappresenta un esperimento particolarmente riuscito di attivazione dal basso e sostenibilità sociale, potenzialmente replicabile in tantissime realtà simili in Sardegna e in tutta Italia.

Monica Saba e la sua azienda agricola: un successo legato all’innovazione

Monica Saba è un’imprenditrice green, che ha la sua azienda agricola famigliare nel territorio di Arbus. La sostenibilità è il naturale modo di vivere della sua famiglia da generazioni, secondo la tradizione agropastorale che la ha trasmesso un grande patrimonio culturale. È per questo motivo che a Monica piace definirsi “pastora”: tale eredità culturale è così radicata in lei che ha rinunciato ad altre opportunità lavorative per intraprendere questa vita.

Per le sue idee innovative e sostenibili ha ricevuto premi e riconoscimenti: Monica è un esempio di come l’agricoltura e la pastorizia a livello di piccole aziende, ormai considerati quasi come attività “antieconomiche”, possono attraverso l’innovazione essere invece delle attività davvero soddisfacenti a livello economico e personale.

La più grande eredità ricevuta dalla sua famiglia è infatti la consapevolezza che per vivere e mandare avanti un’attività economica non servono necessariamente strumenti economici importanti, ma bisogna prima di tutto imparare ad autoprodurre e recuperare, cercando di dare un senso ad ogni tipo di scarto.

Con sua figlia, Monica ha fondato una società che si occupa di bioeconomia: insieme recuperano eccedenze agricole ed agropastorali, le trasformano e le utilizzano per la produzione di beni e servizi alla persona. Sono un esempio la produzione di saponi, tinture, unguenti naturali utilizzando materiali di recupero, grazie all’eredità culturale trasmessa direttamente dalle sue nonne.

Ma una delle sue più grandi creazioni è un particolare ed unico packaging per i formaggi realizzato utilizzando la lana delle pecore sarde: un “vestito su misura” che permette di conservare il formaggio mantenendone inalterata la qualità.

Svolgendo queste attività ha poi scoperto che molte persone sono interessate a scoprire questo mondo ormai quasi estraneo ai più, per cui ha deciso di aprire le porte della sua azienda al turismo esperienziale.

Genna ‘e Sciria: una casa dove scoprire tradizioni e saperi autentici

Gli ospiti di Monica nella sua Genna ‘e Sciria (qui la sua pagina facebook) possono vivere una giornata lavorando come farebbe un pastore: possono mungere le pecore, allattare gli agnellini col biberon, imparare a caseificare e a fare la pasta fresca come da tradizione, preparare tinture naturali, tosare le pecore e lavorare la lana fino alla tessitura, raccogliere le erbe.

Monica Saba mentre prepara il latte nella sua Genna 'e Sciria
Monica al lavoro nella produzione del formaggio, con passione e secondo la tradizione famigliare. Nella sua azienda Genna ‘e Sciria gli ospiti possono fare autentiche esperienze di turismo sostenibile in Sardegna.

Una delle esperienze più caratteristiche è poi, per chi vuole, passare del tempo e anche soggiornare all’aria aperta in un’area boschiva di circa 300 ettari di terra di proprietà di Monica, circondati dalla vera natura sarda, tra sughere e macchia mediterranea.

Si tratta di una vera e propria immersione nel mondo agropastorale di una volta, lontano dalle logiche consumistiche e dalle distrazioni della tecnologia, per riscoprire un modo di vivere semplice ed autentico.

Il caro vecchio passaparola, facile ed efficace

Dal punto di vista dalla promozione, Monica lavora solo tramite passaparola. Va così bene che al momento non ha alcun bisogno di promuoversi tramite sito web o social.

Ciò significa ovviamente avere pochi ospiti, ma buoni: chi arriva è davvero interessato a vivere quel tipo di esperienza, così autentica ed interessante, perché gli è stata raccontata direttamente. Non c’è l’intenzione di aprirsi a grandi numeri di visitatori, proprio perché potrebbe non esserci una soddisfazione reciproca, dalla parte del visitatore di scoprire questi saperi tradizionali e da parte di Monica di avere il piacere di trasmettere le sue conoscenze e la sua passione.

Uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro è il fatto che dalle visite che riceve spesso nascono vere e proprie amicizie e rapporti di tipo professionale, collaborazioni che fanno crescere e migliorare la sua azienda e le realtà collegate, secondo un concetto di rete che rappresenta una grande opportunità di sviluppo reciproco.

Il consiglio di Monica è quello di provare, di lanciarsi, di dare sfogo alla propria creatività per portare l’innovazione anche in settori come quello agro-pastorale, che più di tutti ha bisogno di nuove idee e stimoli per rinascere e sfruttare le opportunità che si prospettano.

Simone Ciferni e la rinascita di Lollove

Simone Ciferni è un ragazzo giovanissimo, originario da parte della madre di Lollove, un minuscolo borgo di 13 abitanti in provincia di Nuoro.

70 case, di cui solo 35 ristrutturate: si contano circa 50 proprietari che per la maggior parte vivono a Nuoro. Un paese quasi “fantasma” per almeno 300 giorni l’anno, che si rianima soltanto in occasione di Autunno in Barbagia, quando tutti i proprietari tornano per partecipare all’evento.

Simone ha passato la sua infanzia in questo luogo unico ed autentico, dove il tempo sembra essersi fermato: le tradizioni, il modo di vivere e di rapportarsi tra i pochi abitanti rimane sempre uguale, senza influenze esterne e senza gli stravolgimenti dati dalla globalizzazione, dall’abuso della tecnologia.

Vista di Lollove dall'alto, borgo rurale in Sardegna.
Lollove, un luogo davvero autentico, dove contano prima di tutto le tradizioni e i legami personali. Esempio di turismo sostenibile in Sardegna.

Dopo essersi allontanato per motivi di studio e aver vissuto in Sudafrica e poi a Londra Simone ha sentito sempre più il desiderio di tornare e di fare qualcosa per il suo paesino:

Perché un piccolo borgo come Lollove, ormai in decadimento e prossimo all’abbandono, deve accettare passivamente il suo destino? Le cose devono necessariamente andare così?“, mi sono chiesto e ho pensato a cosa si potesse fare per dargli una nuova vita.

Simone Ciferni, Progetto Lollovers

Un progetto davvero ambizioso: Lollovers e la sostenibilità sociale di un piccolo borgo

Lollovers è un progetto nato con l’idea di fare qualcosa per restituire al paesino la sua vera vita, per salvaguardare le sue tradizioni e una realtà sociale così unica, dando allo stesso tempo delle nuove opportunità di guadagno e di realizzazione alla gente del luogo. Un bellissimo esempio di sostenibilità sociale.

L’inizio non è stato certo facile: come in generale accade solitamente nei piccoli borghi e comunque nelle zone più isolate, la mentalità delle persone è “chiusa”, poco avvezza all’innovazione e ad aprirsi a sfide ed opportunità nuove.

Il primo approccio di Simone e della sua idea con le persone di Lollove è stato la somministrazione di questionari ad abitanti e proprietari del paesino, in tutto 46, con i quali intendeva presentarsi, raccogliere i punti di vista delle persone, per capire se ci fossero le intenzioni e i presupposti per intraprendere un percorso comune verso la realizzazione di un’offerta turistica.

Dei 46 questionari ne è stato restituito solo 1″, racconta Simone soddisfatto.

Ma Simone non si è tirato indietro, perché per lui questa è stata comunque una vittoria. Aveva la consapevolezza di essere comunque riuscito ad insidiare l’idea che fosse possibile una nuova vita per Lollove.

Inoltre, da questa situazione ha avuto la possibilità di conoscere quattro persone interessate al suo progetto, e con queste ha iniziato una sperimentazione fatta di piccoli test: hanno realizzato delle piccole esperienze vendibili al pubblico, utilizzando ciò che il paese e le sue persone potevano offrire: laboratori di preparazione di pasta, pane, formaggio, passeggiate nel caratteristico borgo e visite dei suoi ambienti più caratteristici.

Signora che prepara la pasta in modo tradizionale a Lollove, borgo di turismo sostenibile in Sardegna
La preparazione della pasta fatta in casa, insegnata direttamente dalle mani esperte delle donne di Lollove, borgo in Barbagia, esempio di turismo sostenibile in Sardegna.

In questo modo sono arrivati quindi i primi piccoli successi di questo progetto di turismo sostenibile in Sardegna, che piano piano hanno confermato le speranze di Simone: Lollove ha effettivamente le potenzialità per diventare una destinazione per il turismo esperienziale.

Sono le stesse persone di Lollove a riconoscerlo: giorno dopo giorno, a più di un anno dall’inizio del progetto, loro stesse si propongono per partecipare e dare il loro contributo per mettere insieme un’offerta sempre più ricca e condivisa.

La sostenibilità sociale di una destinazione del genere è possibile?

Ovviamente Lollove non può aprirsi ad un turismo di massa e incontrollato: per poter garantire la sostenibilità sociale del progetto, quindi per preservare le sue dinamiche di villaggio e la sua vera identità, ha bisogno di numeri molto piccoli. Ciò permette agli abitanti di offrire un’esperienza autentica del luogo e della propria comunità e di far sentire i visitatori come dei veri abitanti di Lollove.

Un’identità particolare: Lollove destinazione detox

L’intenzione era quella di trovare una nicchia particolare che permettesse a Lollove di esprimersi al meglio e di offrire la migliore esperienza possibile rispondendo alle domande del mercato.

Quale offerta migliore se non quella di una destinazione detox, dove l’esperienza autentica di Lollove diventa una vera e propria “vacanza” dallo stress del lavoro e delle città, dalla trappola della tecnologia che ci obbliga a rimanere sempre connessi?

In questo modo alcuni di quelli che potrebbero essere dei punti dolenti per il turista medio, come la mancanza di segnale, di servizi standardizzati, l’isolamento dal mondo esterno, diventano degli importanti punti di forza.

Lollove è infatti la destinazione giusta in un momento in cui si avverte particolare bisogno di staccare e riprendersi la tranquillità dimenticata.

La sostenibilità sociale: una speranza per il futuro della Sardegna

Come sappiamo, la Sardegna è sempre stata caratterizzata da un forte squilibrio nella distribuzione degli arrivi turistici nel territorio: si passa dal sovraccarico dei territori costieri nel periodo estivo al zero-tourism in alcune aree interne, anche nel picco stagionale.

Ma le cose potrebbero cambiare molto velocemente, se non per la destagionalizzazione, almeno sulla ridistribuzione dei flussi, accelerata dal post lockdown, a partire da questo 2020, caratterizzato dalla pandemia Covid-19.

In questo delicatissimo momento per il settore turistico alcuni segnali sembrano già positivi in tal senso. I viaggiatori, secondo gli studi di settore, sono alla ricerca di spazi e luoghi dove ritrovare serenità e il contatto con la natura e con le tradizioni. Sempre più viaggiatori stanno scegliendo di rifuggire la calca per i loro momenti ricreativi e di viaggio e i contesti urbani più in generale, percepiti come più insicuri, a vantaggio di piccoli borghi e zone rurali. Ma anche per sostenere la comunità locale e sentirsi solidali ed “utili” anche in vacanza in questo periodo di recovering che riguarda un po’ tutti i settori. Così come la riconversione allo smart working per molti lavori del terziario che potrebbe tradursi, alla lunga, nella riorganizzazione degli spazi vita e lavoro in contesti più “lenti” (Leggi il Paper sul turismo della Vision Think Tank), ripopolando alcune zone e paesi del Sud Italia, a rischio spopolamento, come in Sardegna (Ne abbiamo parlato già qui).

Da qui il termine “South Working per iniziare a raccontare il possibile fenomeno di inversione di tendenza nel ripopolamento del Sud Italia, làddove le condizioni climatiche sono più favorevoli e il tempo, tradizionalmente, scorre più lento.

Già da quest’anno, secondo gli esperti, potremmo assistere ad una progressiva redistribuzione dei flussi a vantaggio di zone montane, marine, fuori città, alcune meno o per nulla turistiche, ma percepite come più sane e meno a rischio di contagi dalla popolazione (sul tema, rileggi l’intervista a Martina Catte, esperta di turismo sostenibile).

Le destinazioni che stanno emergendo negli ultimi tempi sono quindi piccole realtà come aziende agricole, piccolissimi paesini in mezzo alle campagne o paesi mai interessati da fenomeni turistici, speciali nella loro semplicità, che possono offrire la scoperta delle proprie tradizioni, del loro modo di vivere e fare comunità per un’esperienza davvero autentica ed unica.

L’offerta di un prodotto turistico del genere al pubblico non è solo un modo per fare profitto, ma rappresenta un forte stimolo alla sostenibilità sociale per la conservazione della propria identità e tradizioni. Un’opportunità nuova per credere in un futuro in cui sia possibile vivere nel proprio paese di origine e mantenere le tradizioni di famiglia.

Noi, ad AperiTurismo, crediamo fortemente in questi nuovi emergenti prodotti pensati per un turismo sostenibile in Sardegna (e responsabile) che partono dal basso e dalla comunità locale, tifiamo per Monica, Ramona e Simone e vi invitiamo a segnalarci altri esempi virtuosi da raccontare nei prossimi episodi!

Scriveteci alla redazione aperiturismo(at)consorziouno.it per segnalare i casi e le esperienze più interessanti!

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