Montagne della Val Venegia in Trentino Alto Adige

Turismo e sostenibilità nel Post Covid-19: la scommessa di Martina

Martina Catte, esperta di Turismo sostenibile, si occupa di certificare le destinazioni più impegnate sul tema e spiega che non esistono criteri di rilevazione oggettivi. L’emergenza Covid-19 sta accelerando il processo di consapevolezza verso abitudini al viaggio più etiche.
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La Pandemia Covid nel Turismo ha praticamente azzerato la domanda di viaggi in Italia, in Europa e nel Mondo (con tassi d’occupazione degli hotel sotto il 5% in Europa), dall’altra ha aperto una finestra temporale che consente di prendersi tempo per ripensare necessariamente ai servizi turistici e al flusso dei territori in ottica di sostenibilità.

Qualche tempo fa, in occasione di un AperiTurismo dedicato alla sostenibilità nel turismo, al quale hanno contribuito il ricercatore Xarsten Xuereb portando l’esempio dell’insostenibilità turistica di Malta, Gloria Crabolu che ha portato gli ultimi studi in materia di sostenibilità e Antonio Pezzano che ha messo in luce tutte le contraddizioni sul tema, abbiamo avuto modo di chiarire con Martina Catte, referente di Green Destinations per l’Italia, alcune delle definizioni e dei parametri di rilevazione della sostenibilità nel turismo più accreditati. Ecco cosa ci ha raccontato Martina!

Ciao Martina, raccontaci un po’ di te? Chi sei, da dove vieni, i tuoi valori.

Ciao! Mi chiamo Martina, ho 27 anni e sono di Nuoro. Sono laureata in Management della Sostenibilità e del Turismo a Trento, sono appassionata di ricamo tradizionale, di Sardegna e di praticamente tutto ciò che ha a che fare con la nostra cultura. Lo sono talmente tanto che nel corso della mia carriera di studentessa, sin dalle superiori, sono sempre stata guidata dalla ferma intenzione di trovare un lavoro nell’isola e non dover fare le valigie per partire “in continente” o all’estero (ovviamente la mia non vuole essere una critica a chi fa questa scelta), ma anzi cogliere le opportunità di formazione fuori per poi tornare a vivere qui. Dopo la triennale in Economia e Gestione dei Servizi Turistici ad Oristano, ho infatti deciso di proseguire gli studi nella penisola e fare un tirocinio nei Paesi Bassi. Stare fuori dalla Sardegna, anche se per pochi anni, mi ha dato nuovi occhi e aperto nuove prospettive. Ma le mie intenzioni non sono cambiate.

Come ti sei avvicinata professionalmente al tema della Sostenibilità?

Ho sempre pensato di voler fare un lavoro nel turismo, che mi desse la possibilità di essere utile per gli altri. Non ricordo un momento in cui è scoccata la scintilla sul tema della sostenibilità, credo si sia trattato di un processo di presa di consapevolezza graduale che è iniziato durante il tirocinio in triennale che ho fatto nella DMO Trentino Marketing: entrare in contatto con la realtà di Trento mi ha consentito di conoscere un contesto collaborativo, attento alla cura dell’ambiente, efficiente e con un senso civico straordinario. Mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di tornarci per specializzarmi in Turismo Sostenibile e più studiavo e più mi appassionavo! Ho deciso di fare un’esperienza di tirocinio nel massimo dei tempi consentiti dal mio corso di studi, in modo da sfruttare al meglio l’opportunità di imparare sul campo e capire quale fosse la mia strada. Così, sono entrata in contatto con Green Destinations (GD) ed ho capito di aver trovato il modo di conciliare le mie due aspirazioni: operare come consulente per supportare imprese e territori nel raggiungimento dei propri obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Cosa fate con Green Destinations?

Ci occupiamo di valutazione della sostenibilità delle destinazioni turistiche, supportandole nel percorso di sviluppo sostenibile sulla base di un sistema di valutazione riconosciuto a livello internazionale dal Global Sustainable Tourism Council.

Le destinazioni possono partecipare all’ “Award and Certification Programme” che richiede un impegno costante (vengono eseguite valutazioni periodiche da parte degli Auditor per valutarne i progressi) ed alla “Sustainable Destinations Top 100 competition”, una competizione internazionale annuale con cui GD premia le destinazioni che si impegnano a perseguire obiettivi di sostenibilità; è meno strutturato del precedente, ha l’obiettivo di dare alle destinazioni una prima panoramica dello status di sostenibilità del territorio e stimolarne l’interesse a proseguire con una strategia di sviluppo pluriennale.

Ogni anno GD celebra le destinazioni che partecipano ai programmi durante l’ITB di Berlino e i Global Green Destinations Days, in occasione dei quali ricevono i certificati di premiazione. Gli aspetti della certificazione e della visibilità sono ugualmente importanti: GD si impegna per far sì che le destinazioni credano in ciò che fanno ma anche che il mercato sia consapevole dei loro sforzi.

GD porta poi avanti tutta una serie di altri progetti con cui cerchiamo di stimolare il dibattito sul turismo sostenibile e la creazione di network di professionisti e appassionati (Global Leaders Network, Green Destinations Ambassadors…).

Tu di cosa ti occupi esattamente?

Ho recentemente concluso la collaborazione con GD come Sustainable Top 100 Team Leader, durante la quale mi sono occupata della co-gestione della Top 100 competition, ed attualmente sono referente nazionale di Green Destinations per l’Italia e opero come Auditor-Advisor indipendente per il programma di valutazione di GD; infine sto lavorando come Assistente alla Ricerca ad un progetto del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Cagliari che riguarda il monitoraggio della sostenibilità di 5 destinazioni del Sud Sardegna basato Sistema Europeo di Indicatori per il Turismo (ETIS).

Hai seguito qualche progetto in Sardegna, se sì raccontacelo!

Durante il tirocinio ho avuto modo di entrare in contatto con il comune di Villasimius grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Cagliari e ho portato avanti la nomina di Villasimius e dell’Area Marina Protetta per la Top 100 competition.

Panorama Punta Molentis Spiaggia dei Due Mari Villasimius destinazione sostenibile Sardegna Foto E. Trainito/AMP Capo Carbonara
Panorama Punta Molentis “Spiaggia dei Due Mari” Villasimius destinazione sostenibile Sardegna | Foto di E. Trainito/AMP Capo Carbonara

La destinazione è stata tra le vincitrici per il 2018 e premiata all’ITB di Berlino. Villasimius è la prima – e al momento unica – destinazione sarda ad essere selezionata e sono orgogliosa di aver contribuito al raggiungimento di questo traguardo. Spero sia uno stimolo per altre destinazioni sarde! Ringrazio Green Destinations, il comune di Villasimius e l’Università di Cagliari per avermi consentito di lavorare a questo importante progetto.

Scorcio di Cala Burroni a Villasimius, meta europea sostenibile
Cala Burroni a Villasimius, destinazione green balneare sarda | AperiTurismo

La destinazione più sensibile ed impegnata sul tema della sostenibilità ambientale secondo te?

Dunque, gli esempi sono tanti da tutto il mondo… mi vengono in mente la capitale della Slovenia Lubiana premiata dalla Commissione Europea nel 2016 come “European Green Capital”, iniziativa che riconosce gli sforzi locali per migliorare l’ambiente, l’economia e la qualità della vita nelle città, oppure la destinazione spagnola Torroella de Montgri-l’Estartit, che sta mettendo a punto un piano di mobilità sostenibile per promuovere l’uso dei trasporti pubblici o altri sistemi di trasporto a basso impatto ambientale e incoraggiare i locali a fare scelte più sostenibili in tal senso. È poi impegnata nel fronte del risparmio e dell’efficientamento energetico, della salvaguardia e valorizzazione di habitat e siti naturali. (per saperne di più leggi anche l’intervista a Gloria Crabolu)

Centro Storico di Lubiana
Lubiana in Slovenia è stata premiata dalla Commissione Europea nel 2016 come “European Green Capital”

Mentre, in Italia?

Sicuramente il Trentino e l’Alto Adige, dove le politiche di gestione dei territori sono basate sulla sostenibilità ambientale e sullo sviluppo sostenibile in generale, in tutti i settori. Le regione Trentino-Alto Adige è ai primi posti in Italia per quanto riguarda la raccolta differenziata, vengono fornite detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, la produzione di energie rinnovabili è elevatissima… In Val di Pejo (Trentino, Val di Sole) è nata da poco la prima area sciistica plastic free al mondo!

Quali sono i parametri oggettivi su cui si basano gli indicatori di valutazione per la sostenibilità

Per quanto riguarda, invece, una destinazione? Anche in tal caso i parametri sono simili a quelli utilizzati per la valutazione delle imprese, ma gli indicatori possono essere diversi in quanto orientati secondo una prospettiva di destinazione.

Volendo studiare le azioni di mitigazione del cambiamento climatico, all’impresa si chiede ad esempio se utilizza elettrodomestici ad alta efficienza energetica, alla destinazione se adotta una pianificazione strategica, che preveda l’isolamento degli edifici (applicabile anche alle imprese) oppure un monitoraggio degli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera. Riguardo la biodiversità locale, si può rilevare ad esempio la percentuale di territorio soggetto a tutela. Come per le imprese, ci sono poi indicatori specifici a seconda del tipo di destinazione.

Hai un consiglio su come pensare ai propri obiettivi in chiave di sostenibilità della propria impresa e territorio.

Rispondo prendendo spunto da alcuni suggerimenti forniti da esperti del settore su Sustainability Leaders che mi è capitato di leggere qualche tempo fa, sia per le imprese che per le destinazioni: la strada giusta è quella di mettere la sostenibilità al centro di ogni decisione. Per questo ci vuole tempo, perché richiede ovviamente uno sforzo in termini di cambiamento culturale.

Martina Catte, Green destinations Sostenibilità nel Turismo

Occorre quindi partire dalle piccole cose, dai piccoli cambiamenti ma avendo una visione di lungo periodo. Naturalmente non sarebbe economicamente sostenibile cercare di risolvere tutti i problemi, quello che si deve fare è focalizzarsi sulle azioni minime che non richiedono esborsi ma “semplicemente” un cambio di visione, che possono incidere anche sui
comportamenti altrui”.

Martina Catte, referente per l’Italia di Green Destinations

Faccio un esempio riferito alla sostenibilità ambientale: un albergo potrebbe decidere di non sostituire gli asciugamani degli ospiti ogni giorno (chi di noi lo fa a casa?) e spiegare all’ospite che per maggiore attenzione verso l’ambiente si è pensato di ridurre la frequenza di sostituzione degli asciugamani. Ci saranno ospiti che richiederanno comunque il servizio, ma altri saranno d’accordo e apprezzeranno. Si ridurrà così il consumo di acqua e detersivi, che si tradurrà in un risparmio per l’hotel. È vero che alcune azioni richiedono investimenti, ma è altrettanto vero che per altre è sufficiente uscire dalla propria area di comfort e iniziare a prendere decisioni con un’ottica diversa. Quindi non ci sono scuse.
Altro consiglio è quello di rivolgersi a consulenti, informarsi sulle azioni portate avanti da altri operatori e destinazioni nel mondo e prendere spunti adattandoli alla propria realtà.

Cosa consigli ad uno studente che voglia intraprendere il tuo percorso e formare le sue competenze nella sostenibilità?

Posso dire di essere delle spugne: assimilate e imparate il più possibile, non solo durante lo studio ma soprattutto con attività sul campo. Lavorate per costruire e mantenere relazioni, entrate in contatto con esperti del settore, guardate cosa fanno nel resto del mondo e rimanete aggiornati. Studiatevi: identificate le vostre hard e soft skills, domandatevi seriamente come vi vedete da qui a 5/10 anni. Siate curiosi, fate esperienza di studio – ma soprattutto di lavoro e vita – in realtà diverse da quella sarda e fatevi contaminare il più possibile dalle diverse prospettive…Dopodiché, tornate qui in Sardegna.

La difficoltà di voler intraprendere una carriera in questo campo sta nella complessità di inquadrare il concetto stesso di sostenibilità, che ha tanti significati e che si può applicare a tanti campi oltre quello turistico, così come in vari ambiti sia nel sociale che nell’ambientale. Quindi gli sbocchi lavorativi possono essere tanti e la scelta dipende anche dalle propensioni di ciascuno, l’importante è non cercare un lavoro in “turismo sostenibile”, ma essere noi stessi portatori di quell’interesse e lavorare perché la rotta cambi. Rimando anche in questo caso ad un post di Sustainability Leaders in cui danno 10 consigli su come intraprendere una carriera nel turismo sostenibile.

Come pensi che la situazione attuale Covid-19 stia cambiando/cambierà la percezione verso i temi della sostenibilità nel turismo e relativo impegno lato operatori e lato viaggiatori?

Penso che l’emergenza Covid-19 stia accelerando i tempi di un trend già orientato verso questi temi, rendendo in un certo senso palesi eventi o comportamenti dannosi che prima non si prendevano in considerazione – o non lo si faceva magari con la dovuta attenzione – e rendendoci più consapevoli del nostro ruolo/potere di soggetti consumatori.

Prendiamo ad esempio il caso di Venezia, destinazione caratterizzata dal fenomeno dell’overtourism che con il blocco delle attività durante l’emergenza ha visto i canali tornare limpidi e popolarsi di specie marine (qui uno dei tanti articoli dedicati). Si è trattato di un evento emblematico che penso abbia fatto e farà riflettere prima di tutto l’intera comunità veneziana, ma anche altre destinazioni che fino ad oggi hanno avuto a che fare con flussi incontrollati di turisti. È davvero questo il turismo che vogliamo? Che prezzo siamo disposti a pagare in termini di qualità di vita? Siamo sicuri che non esista un altro modo per gestire l’attività turistica bilanciando gli interessi dell’uomo con quelli della natura (che poi, in realtà, sono molto più simili di quanto si è abituati a pensare)? Siamo sicuri che gli abitanti del luogo siano effettivamente felici di vivere costantemente a contatto con i turisti? Ed i turisti sono felici di trascorrere le loro vacanze in luoghi sovraffollati?

Tutti noi, chi più chi meno, stiamo dedicando questo tempo di lockdown a riflettere su vari aspetti delle nostre vite, stiamo acquisendo consapevolezza su quale sia il nostro impatto sull’ambiente e sull’importanza del nostro contributo all’economia locale, maturando quindi una coscienza ambientale ma anche sociale. Penso che ciò si tradurrà nel turismo in un aumento di viaggiatori che andranno alla ricerca di attività a contatto con la natura e con le persone del luogo, optando per un turismo di prossimità così da supportare le attività del territorio. Naturalmente tali scelte saranno determinate anche da un maggior senso di sicurezza riguardo alla gestione dell’aspetto sanitario da parte dei governi.

Allo stesso modo, tale maggiore consapevolezza si tradurrà in azioni concrete da parte degli operatori, che saranno differenti a seconda della tipologia di attività. Fermo restando che la priorità sarà quella di adeguarsi alle norme sanitarie, si valuterà l’orientamento da dare alla propria attività secondo una diversa prospettiva che terrà maggiormente conto del proprio impatto ambientale e sociale (ad esempio, educando dipendenti e clienti ad un più attento utilizzo dell’acqua, proponendo attività di formazione a dipendenti sui temi della sostenibilità, acquistando beni e servizi locali) compatibilmente con le proprie possibilità finanziarie, che sappiamo essere ridotte in questo periodo di incertezza. Essere affiancati da un esperto e comunicare e promuovere le proprie azioni sarà fondamentale.

Non tutti sceglieranno di percorrere questa strada, ma reputo che il tentativo di tornare allo status quo possa rivelarsi rischioso.

Grazie Martina!

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